Elezioni – La scomparsa del centrodestra e del centrosinistra in Ciociaria
Le cronache politiche degli ultimi giorni e che riguardano la provincia di Frosinone tracciano il profilo di un disordine permanente. Le scadenze elettorali, che in genere aiutano a compattare gli schieramenti, questa volta non sembrano avere lo stesso effetto, anzi. Lo stato neanche più liquido ma addirittura gassoso dell’impegno politico non deve più sorprendere, neanche di fronte alle situazioni più incomprensibili e strampalate.
Difficile, se non ingenuo, continuare a ragionare per categorie ormai antiche come i vecchissimi centrodestra e centrosinistra. In provincia di Frosinone, un territorio che spesso ha anticipato tendenze, non esistono, evidentemente, più.
Se occorrono esempi che confermino questa affermazione non è difficile trovarne:
- Elezioni provinciali. Il centrodestra non ha avuto mai, da quando è in ordine l’attuale sistema elettorale di secondo grado, un afflato unanime per la candidatura del presidente. Fa sorridere che si citi l’appartenenza a un ipotetico centrodestra quando il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, l’on. Massimo Ruspandini e il suo omologo in Noi Moderati, Pietro Pacitti, annunciano l’accordo per una lista unitaria tra i loro due partiti. Manca poco alla scadenza dei termini per le candidature alle Provinciali e non si intravede all’orizzonte uno straccio di concordia con gli altri pezzi della tradizionale coalizione: Lega e Forza Italia. Del resto tra tutti questi partiti non solo sul territorio non si legge più da tempo una visione comune ma si continuano a registrare dissidi e sgambetti. Quanto accade al Comune di Frosinone è solo la punta emblematica di un iceberg. Nel capoluogo infatti ai rapporti difficili tra Lega e Fratelli d’Italia e quelli interrotti da tempo con Forza Italia si aggiunge ora la prevedibile e imminente scissione di Vannacci dal Carroccio che proprio a Palazzo Munari vede un solido rappresentante addirittura nella figura del vice sindaco Antonio Scaccia.
- Con chi si potrebbe formare in provincia di Frosinone il cosiddetto campo largo del centrosinistra? Per rispondere a questa domanda è importante partire dalla debolezza del Movimento Cinque Stelle, dimostrata nella stragrande maggioranza dei casi, nelle competizioni locali. Al Partito Democratico, ora in via di liberazione da un’interminabile e caotica fase congressuale, non resta che cercare un’assonanza con il PSI, l’unica altra forza politica di una qualche consistenza a Frosinone e rappresentata in varie altre realtà della provincia. Un accordo indispensabile se si vogliono porre Le basi di una coalizione competitiva, almeno nelle Comunali di Frosinone. I socialisti però sono già in campo, con quattro liste e il candidato a sindaco nella figura del loro vice segretario nazionale, Vincenzo Iacovissi. Una circostanza che altrove potrebbe essere vista come un’occasione ma per i Dem di Frosinone, vocati al sacrificio e alla sconfitta ripetuta, è una grana fastidiosissima. Vai a capire perché. Questa volta non c’è possibilità che i socialisti facciano un passo indietro come accaduto in favore della candidatura di Fabrizio Cristofari due elezioni fa. Senza accordo non ci sarà una coalizione a Frosinone che possa chiamarsi di centrosinistra. Per quanto riguarda le elezioni provinciali, inoltre, si deve registrare l’accordo tra la lista di Luigi Vacana e i socialisti, portatori di un interessante gruzzoletto di voti, lista che continua a fare proseliti e a ottenere buone candidature. Di queste ore quella del sindaco di Supino, ex Dem, Gianfranco Barletta.
Si potrebbe continuare a lungo con altri esempi, per l’uno e l’altro campo, utili a confermare che quelle coalizioni, il centrodestra e il centrosinistra, hanno sempre meno possibilità di ricostituirsi con patti veritieri, con una vera assonanza di obiettivi politici. Non parliamo più di quelli ideali, ormai da tempo sepolti nella storia e traditi con accordi trasversali, strane commistioni, innaturali unioni. E la conseguente lontananza, sempre più rumorosa, dei cittadini dalle urne.



