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Congresso Pd – Assemblea unitaria rinviata per poca unità

Il primo sintomo era da individuare nell’intervista che Ciociaria Editoriale Oggi ha fatto ad Antonio Pompeo, leader dei Riformisti, una delle componenti del PD per lungo tempo in lotta nell’epica fase congressuale del partito. Pompeo non ha parlato di “unità” del partito dopo l’accordo su Achille Migliorelli segretario provinciale e Sara Battisti presidente, ha parlato di “ricomposizione”. C’è differenza.

Era già scomparsa l’enfasi della prima ora sbandierata dai vari esponenti subito dopo la notizia dell’accordo raggiunto, quella che noi, da queste colonne, avevamo anticipato.

Poi è stato solo peggio, tanto che, intervista dopo intervista a questo o quel rappresentante del partito (sempre da Corrado Trento su Ciociaria Editoriale Oggi) il volto della gloriosa unità riconquistata è apparso sempre più scomposto, come dal pennello di un pittore cubista.

La sensazione, anzi, la deduzione, soprattutto dopo le interviste al segretario in pectore, Achille Migliorelli e ad Enrico Pittiglio è che in fondo l’accordo tra le parti congressuali si siano dimenticati di farlo sui contenuti, specialmente su uno: il campo delle alleanze deve essere stretto, largo, largo largo o largo sbrindellato? Insomma si possono fare coalizioni e accordi solo con i partiti di centrosinistra (come sarebbe naturale), anche con le liste civiche di certificata estrazione progressista (come appare indispensabile), anche con le civiche che occhieggiano al centrodestra (come sta succedendo da un po’ di tempo) o, addirittura, con i partiti di centrodestra (come è accaduto in qualche caso molto discusso)?

Una questione non di poco conto, anzi esistenziale, sulla quale non solo l’unità ritrovata del partito rischia di apparire inesistente ma persino la pompeiana “ricomposizione” può andare in pezzi. Lo si può dire perché è più che evidente che su questo punto non solo le parti sono rimaste ognuna della sua idea com’è normale ma non abbiano capito che quando ci si accorda bisogna mediare. La lamentela è che il segretario in pectore, frutto di accordo, come ha fatto notare l’ex vice presidente della Provincia Enrico Pittiglio, stenti ad essere ecumenico e soprattutto chiaro sullo spinoso punto, perché stenterebbe a dire che di accordi con il centrodestra, in qualsiasi forma, non se ne possono fare.

Per il resto è illuminante la recente analisi di Alessio Porcu nella quale si elencano con precisione tutti i nervi scoperti di questa fase congressuale cosiddetta unitaria. Fase nella quale, al momento, nulla appare effettivamente risolto: dalle candidature alle provinciali (sostegno al fine dell’elezione, non solo posto in lista, Piroli o Vittori?), a chi deve fare il vice segretario del partito, al programma unitario del segretario provinciale in pectore che apparirebbe invece troppo di parte: la sua.

La data decisa per il fatidico Congresso, il giorno di Carnevale, cioè il 15 febbraio, è stata traslata di un paio di settimane, al 1 marzo. Pare perché si siano accorti improvvisamente che a Carnevale è Carnevale. La versione di altri però è diversa: serviva concedersi un po’ di giorni ancora per sistemare le discrepanze ed evitare di prendersi a sediate in pubblico, tanto che uno degli osservatori ha definito questo spostamento una “pace rinviata”.

Sulla vexata questio delle alleanze vale la pena riportare notizia di un’altra intervista a un esponente del Pd. Questa volta è di Leggo Cassino, a cura di Alberto Simone. L’intervista è a un esperto dirigente di partito, Ermisio Mazzocchi, il quale appare davvero imparziale ed equilibrato su cosa si dovrebbe fare per evitare un’eredità di sole macerie per la nuova classe dirigente. Sulla questione del campo largo però sembra proprio non avere dubbi: “Le liste civiche non possono essere rimanenze del centrodestra, ma devono essere espressioni “limpide” e distinte dalle forze e dai partiti di destra. Una scelta che impone al PD di essere inflessibile nel definire il perimetro delle sue alleanze perché ne va della sua credibilità e la sua capacità di attrazione elettorale”. Farà breccia?

(nella foto Achille Migliorelli)

Dario Facci

Giornalista, fotoreporter e videomaker. Suoi articoli sui quotidiani: L’Unità, La Repubblica, sui mensili Lo Stato delle Cose, Qui Magazine, Numero Zero, To Be, O. Ha lavorato presso le redazioni di RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione; ha condotto una trasmissione presso RadioDay. Ha diretto entrambi i quotidiani frusinati Ciociaria Oggi e La Provincia Quotidiano; coordinatore dell’edizione provinciale del quotidiano L’Opinione diretto da Arturo Diaconale; direttore del bimestrale di cucina professionale Accademia del Buongustaio; direttore del mensile Perté, del settimanale Perté Week e del quotidiano online Perté Online. Suoi articoli appaiono su TG24.info, sul quotidiano online TuNews24.it e sul settimanale cartaceo Tu News. È autore dei blog dariofacci.it e lacucinadellazio.com. Collabora con le emittenti televisive del gruppo Netweek. Sue fotografie sono state pubblicate da giornali italiani ed esteri.