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Elezioni Provinciali – La caduta di Lavalle, un thriller tutto da scrivere fino all’8 marzo

Interno, giorno. Due soggetti in penombra confabulano. Anzi, complottano. Almeno questa è la sensazione che lo spettatore deve avere. Le due figure sono irriconoscibili, sono riprese in campo lungo, anzi largo, anzi larghissimo.

Più o meno questa è l’immagine che viene in mente mentre si leggono le cronache degli ultimi giorni sul fatto politico più rilevante: la caduta, causa blitz, dell’amministrazione Lavalle a San Giorgio a Liri!

La dimensione del fatto, cioè, come quasi sempre avviene,  la caduta per dimissioni di parte della maggioranza in combutta con l’opposizione, non sarebbe poi granché: San Giorgio è un paesino, non è raro che si litighi e ci si vendichi nelle piccole amministrazioni. Perché allora tanto clamore? Al punto che le cronache sono arrivate a scomodare terribili pregressi bellici da considerare in analogia, oppure catastrofici punti di non ritorno, come pure l’inizio di una nuova era generata dal rimescolamento brulicante di spinte centrifughe rispetto allo stagno della politica precedente?

Mi sono dato due risposte:

La prima è che l’eccesso di retorica è suggerito dalla noia per un’effettiva povertà di argomenti che la politica della provincia di Frosinone offre negli ultimi anni. Qualcosa di diverso dalle trite e ritrite beghe interne del Partito Democratico, una scena sulla quale si muovono stancamente sempre gli stessi personaggi, in effetti può generare la vertigine dell’osservatore, rivitalizzato  dal gesto tragico e inatteso di quei consiglieri comunali come in un esperimento galenico.

La seconda è che il sindaco di San Giorgio, il forzista Lavalle, era candidato alle Provinciali e, particolare non di poco conto, stava in sella al massimo scranno di San Giorgio grazie a un accordo trasversale, camposbrindellato, con il Partito Democratico. Non basta: il leader di quei Dem che puntellavano Lavalle è nientepopodimeno che Achille Migliorelli Junior, vale a dire il segretario provinciale in pectore del Partito Democratico. Segretario che sarà incoronato domenica prossima, pochi giorni prima del fatidico voto nei seggi di Palazzo Jacobucci e che, gravato di cotanta responsabilità politica, probabilmente avrebbe qualche difficoltà a mantenere l’appoggio a un’amministrazione azzurra.

Ecco dunque l’azione sottobosco di quei due protagonisti dei quali si diceva in apertura: secondo le voci dal Palazzo (come sempre tutte da provare) ad architettare il colpaccio ai danni di Lavalle ma, più concretamente, di Forza Italia, sarebbero stati il presidente regionale del Partito Democratico, Francesco De Angelis e il responsabile dell’organizzazione della Lega nel Lazio Mario Abbruzzese.  Vero o falso che sia, non sarebbe la prima volta che agiscono in sintonia, la loro è una lunga storia di “convergenze parallele”.

Intanto a finire sulla graticola per l’accaduto è la segretaria provinciale di Forza Italia che ad avviso di molti avrebbe dovuto accorgersi di quanto stava accadendo alle sue spalle e a nulla servirebbe ora l’infuocato comunicato stampa post mortem dell’amministrazione Lavalle.

Quel che invece non ha sopreso è che nessuno finora ha davvero spiegato, o almeno tentato di spiegare, perché i consiglieri della maggioranza di San Giorgio a Liri hanno deciso di disarcionare il sindaco che fino a pochi minuti prima avevano sostenuto. L’assenza di una sostanziosa motivazione per l’aver lasciato i cittadini senza l’amministrazione che avevano votato è sensibilmente più sorprendente della presunta distrazione della segretaria provinciale di Forza Italia. Un’assenza di giustificazioni che lascia tranquillamente pensare che la mossa sia stata fatta per motivi elettorali e niente altro (a parte la convenienza di Migliorelli di cui sopra). Insomma: dei diritti dei cittadini chissenefrega e, nel caso, per motivi di termini di tempo non rispettati, San Giorgio dovesse subire un anno di commissariamento facciamo spallucce.

Si potrebbe dire, secondo un adagio che ormai utilizzo da troppe volte, che chi di campo largo ferisce di campo largo perisce. Ciò perché le coalizioni, gli accordi, le convergenze contro natura, cioè quelle tra sinistra e destra, sembrano tanto comode a chi cerca uno strapuntino di potere comunque vadano le vicende elettorali ma, prima o poi, portano un conto da pagare piuttosto salato.

Le Elezioni Provinciali alle porte, per questa vicenda come per altre legate a questioni interne ai partiti piuttosto spinose, potrebbero regalare saporite sorprese. Anche per questo gli ultimi giorni che ci separano dall’8 Marzo, Festa della Donna, potrebbero scrivere un bel pezzo della sceneggiatura thriller che abbiamo ipotizzato all’inizio.

Dario Facci

Giornalista, fotoreporter e videomaker. Suoi articoli sui quotidiani: L’Unità, La Repubblica, sui mensili Lo Stato delle Cose, Qui Magazine, Numero Zero, To Be, O. Ha lavorato presso le redazioni di RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione; ha condotto una trasmissione presso RadioDay. Ha diretto entrambi i quotidiani frusinati Ciociaria Oggi e La Provincia Quotidiano; coordinatore dell’edizione provinciale del quotidiano L’Opinione diretto da Arturo Diaconale; direttore del bimestrale di cucina professionale Accademia del Buongustaio; direttore del mensile Perté, del settimanale Perté Week e del quotidiano online Perté Online. Suoi articoli appaiono su TG24.info, sul quotidiano online TuNews24.it e sul settimanale cartaceo Tu News. È autore dei blog dariofacci.it e lacucinadellazio.com. Collabora con le emittenti televisive del gruppo Netweek. Sue fotografie sono state pubblicate da giornali italiani ed esteri.