Regione, il bando del ‘riciclo’ che umilia i disabili: 12 milioni per fornire ai malati i presidi dei defunti
La Pisana insiste sulla strada del riutilizzo: una pratica che lede la dignità dei cittadini, costretti a ricevere ausili di seconda mano. Un sistema che solleva seri dubbi etici e che, dati alla mano, non garantisce nemmeno il risparmio promesso
Mentre la tecnologia medica corre verso il futuro, la Regione Lazio sembra voler riportare il welfare indietro di decenni. È stato recentemente pubblicato sul portale della Centrale Acquisti l’ultimo bando di gara (ID 5760386) che mette nero su bianco una strategia ormai consolidata, ma non per questo meno discutibile: il “Servizio di ricondizionamento e riutilizzo degli ausili per disabili”.
L’appalto, dal valore complessivo che supera i 12,5 milioni di euro, è suddiviso in quattro lotti e coinvolge tutte le ASL del territorio, da Roma a Viterbo, da Frosinone a Latina. Sulla carta, l’obiettivo dichiarato è l’efficienza; nei fatti, si tratta di un sistema che costringe i cittadini più fragili a subire la fornitura di prodotti usati, spesso appartenuti a pazienti deceduti.
Un diritto alla salute ‘di seconda mano’
L’iniziativa della Regione Lazio accende un faro su una questione etica monumentale. Parliamo di letti articolati, carrozzine, sollevatori e altri presidi fondamentali per la vita quotidiana di chi convive con una disabilità. Secondo quanto previsto dal bando, questi strumenti non vengono acquistati nuovi per il paziente che ne fa richiesta, ma vengono prelevati dai magazzini del “riciclo”, igienizzati alla meglio e riassegnati.
È accettabile che un cittadino, già provato dalla malattia o dalla disabilità, debba vedersi consegnare un ausilio “ereditato” da un altro paziente? Questa pratica lede profondamente il diritto alla dignità e alla personalizzazione della cura. Ogni paziente ha esigenze specifiche e il ricorso sistematico all’usato trasforma l’assistenza sanitaria in una sorta di “mercatino dell’usato” istituzionalizzato, dove il malato è l’ultimo anello di una catena di scarti.

L’illusione del risparmio: un danno economico per la collettività
Oltre al profilo umano, c’è quello economico, ed è qui che il castello di carte della Regione rischia di crollare definitivamente. Sebbene il bando venga presentato come una misura di contenimento della spesa pubblica, la realtà è ben diversa.
I costi legati alla logistica, al ritiro dei presidi nelle abitazioni (spesso di persone decedute), allo stoccaggio, ai processi di sanificazione e alla manutenzione di dispositivi spesso obsoleti, erodono gran parte del presunto risparmio. Un presidio nuovo garantisce una durata maggiore, minori costi di riparazione e, soprattutto, l’accesso alle ultime innovazioni tecnologiche che possono migliorare l’autonomia del paziente, riducendo altri costi sociali indiretti.
Insistere sul ricondizionamento significa investire milioni di euro in un processo burocratico e logistico farraginoso che non produce reale valore aggiunto, ma anzi, cristallizza la spesa in un modello inefficiente.
Conclusioni
Con la pubblicazione di questa seconda edizione del bando, la Regione Lazio conferma una linea politica che sembra ignorare le proteste dei pazienti e delle associazioni di categoria. La domanda che sorge spontanea è: perché un cittadino del Lazio dovrebbe accontentarsi di un prodotto usato quando le tasse che paga dovrebbero garantire il meglio della sanità pubblica?
Il “riutilizzo” forzato non è economia circolare, è un welfare al ribasso che umilia chi ne usufruisce. È tempo che la Pisana abbandoni la logica del recupero a tutti i costi e torni a investire nella qualità, nella dignità e nel rispetto dei diritti dei propri cittadini. Perché la salute non può, e non deve, essere un prodotto di seconda mano.



