Sgarbi assolto dalla Corte dei conti: nessun danno erariale per le conferenze da sottosegretario
Vittorio Sgarbi è stato assolto dalla Corte dei conti dall’accusa di aver provocato un danno erariale attraverso le attività professionali svolte mentre ricopriva l’incarico di sottosegretario alla Cultura. La vicenda riguardava, in particolare, le conferenze e gli altri impegni retribuiti svolti da Sgarbi nel periodo in cui faceva parte del governo.
Secondo i giudici contabili, nelle attività contestate non è emerso un danno per le casse dello Stato tale da giustificare una condanna. In particolare, la Corte ha ritenuto che le conferenze oggetto del procedimento riguardassero l’attività di Sgarbi come storico e critico d’arte e non fossero riconducibili alle specifiche competenze esercitate in qualità di sottosegretario.
Il punto centrale della decisione riguarda dunque il rapporto tra le due attività: da una parte l’incarico istituzionale al Ministero della Cultura, dall’altra la professione di Sgarbi, che da anni svolge conferenze, lezioni e interventi pubblici sul mondo dell’arte.
La Corte ha ritenuto che, nel caso esaminato, non si sia configurata quella sovrapposizione tra attività privata e funzione pubblica necessaria per parlare di danno erariale. Per i giudici, Sgarbi ha esercitato un’attività riconducibile alla propria libertà professionale e tutelata dall’ordinamento, senza che ciò determinasse un pregiudizio economico per lo Stato.
La decisione arriva dopo una vicenda politica e istituzionale molto discussa. Nel 2023 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva aperto un procedimento nei confronti di Sgarbi proprio in relazione alle attività professionali svolte durante l’incarico di governo. L’istruttoria dell’Antitrust aveva individuato profili di connessione tra diverse attività di Sgarbi e le materie rientranti nelle deleghe del sottosegretario.
Il procedimento aveva riguardato, tra le altre cose, conferenze, presentazioni di libri e partecipazioni a eventi culturali. L’Antitrust aveva concluso nel 2024 ritenendo che alcune attività professionali fossero incompatibili con la carica di governo, circostanza che contribuì alle dimissioni di Sgarbi da sottosegretario.
La pronuncia della Corte dei conti interviene però su un piano diverso: quello della responsabilità amministrativo-contabile e dell’eventuale danno arrecato alle finanze pubbliche. Ed è proprio su questo terreno che Sgarbi è stato assolto.
Non solo. La Corte ha disposto che sia il Ministero della Cultura a corrispondere a Sgarbi 3.500 euro per le spese legali sostenute nel giudizio.
La sentenza rappresenta quindi un esito favorevole per l’ex sottosegretario, anche se non cancella le precedenti valutazioni dell’Antitrust sul possibile conflitto tra l’attività professionale e l’incarico di governo: si tratta infatti di procedimenti diversi, con presupposti e finalità differenti.
Il dato stabilito ora dalla Corte dei conti è però netto: per le attività esaminate nel giudizio non è stato accertato alcun danno erariale a carico di Sgarbi. E, oltre all’assoluzione, il Ministero dovrà rimborsargli le spese sostenute per difendersi in giudizio.



