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ASL Frosinone: “Scarsa partecipazione ai concorsi per alcune specialità è un problema nazionale”

In merito al tema della partecipazione ai concorsi per alcune specialità mediche, l’Azienda sanitaria fornisce alcune precisazioni utili a inquadrare il fenomeno.

«Le considerazioni diffuse in queste ore restituiscono una lettura parziale del fenomeno che, in realtà, riguarda dinamiche molto più ampie. Il tema della scarsa partecipazione ai concorsi per alcune specialità non è circoscritto al nostro territorio, ma è una criticità ormai diffusa a livello nazionale».
È quanto fanno sapere dalla Direzione Strategica della ASL, sottolineando come la problematica tenda ad accentuarsi ulteriormente nelle province, dove l’offerta delle grandi aree metropolitane risulta spesso più attrattiva per i professionisti.

«Una problematica che si acuisce ancora di più nelle province, vista l’offerta presente nella città metropolitana priva di costi da sostenere e spostamenti faticosi. Anche in altre realtà sanitarie della provincia si registrano situazioni analoghe in più di un’area specialistica», spiegano dalla Direzione Strategica. «Il problema è di sistema e non locale e solo chi non ha una visione reale del panorama nazionale può pensare che gestire l’attrattività dipenda esclusivamente dall’organizzazione».
A dimostrazione di questo quadro, l’azienda sanitaria cita il recente concorso per 13 cardiologi appena concluso: la procedura ha registrato circa 80 domande, oltre 40 idonei e il completamento delle assunzioni previste. «Un segno concreto – spiegano – del fatto che il problema riguarda solo determinate aree mediche».
Secondo la Direzione Strategica, a incidere sono soprattutto fattori strutturali legati all’attrattività dei territori provinciali. «Abbiamo bandito oltre 450 procedure concorsuali, ma è evidente che molti professionisti, a parità di incarico, preferiscano optare per sedi collocate in grandi aree metropolitane come Roma, evitando i costi e i disagi legati agli spostamenti».
Per questo, aggiunge la ASL, il tema deve essere affrontato con una visione più ampia e condivisa. «È necessario dotarsi di strumenti nuovi e promuovere un impegno sinergico tra istituzioni, rappresentanze territoriali e decisori politici».
Tra le possibili soluzioni indicate vi è anche una maggiore collaborazione con gli enti locali. «In collaborazione con i Comuni potrebbero essere sviluppate iniziative di sostegno abitativo, strumenti di welfare locale e servizi per le famiglie. Non sono ipotesi astratte ma modelli già sperimentati con successo in altri territori».
Un esempio citato è quello del Comune di Agnone, in Molise, che ha previsto contributi economici per i medici disposti a trasferirsi sul territorio. «Per rafforzare la sanità nelle aree periferiche – conclude la Direzione Strategica – resta necessaria una responsabilità condivisa tra istituzioni».