Frosinone – Presidente del Consiglio, la Prefettura chiarisce
Vale la volontà consiliare espressa nello Statuto, il Vice Presidente può convocare e condurre anche i caso di mancata elezione del nuovo presidente per salvare pratiche importanti. Il Consigliere Iannarilli: “Confermata la linea dell’Amministrazione”
Per settimane a Frosinone il caso del Consiglio comunale è stato raccontato quasi come una partita a scacchi istituzionale: dimissioni, dubbi sui poteri del vicepresidente vicario, sedute da convocare e persino interrogativi sulla legittimità degli atti approvati dall’Aula.
Ora, però, sul tavolo c’è la risposta della Prefettura di Frosinone, arrivata oggi dopo la richiesta di chiarimenti avanzata dai consiglieri comunali.
La nota della Prefettura mette alcuni punti fermi
La Prefettura richiama innanzitutto l’articolo 39 del Testo unico degli enti locali: nei Comuni sopra i 15 mila abitanti il Consiglio è presieduto da un presidente eletto tra i consiglieri. E, quando lo Statuto non dispone diversamente, le funzioni vicarie sono esercitate dal consigliere anziano.
Ma nel caso specifico di Frosinone lo Statuto prevede espressamente che, in caso di assenza, impedimento o vacanza del presidente, le sue funzioni siano svolte dal vicepresidente del Consiglio, con precedenza per il vicario.
La Prefettura esamina poi proprio il punto più delicato: cosa accade dopo le dimissioni del presidente e di due componenti dell’Ufficio di Presidenza?
Richiamando anche il parere del Ministero dell’Interno, l’Ufficio territoriale del Governo conclude che il vicepresidente vicario può rimanere in carica e convocare il Consiglio comunale per procedere all’elezione del nuovo presidente e degli altri componenti dimissionari.
E c’è un altro passaggio importante: qualora non si riuscisse in tempi brevi a raggiungere il quorum necessario per eleggere il nuovo presidente, il vicepresidente vicario può convocare il Consiglio anche per discutere eventuali argomenti urgenti, proprio per assicurare la continuità dei lavori dell’assemblea.
È questo, probabilmente, il passaggio destinato a fare più rumore nel dibattito politico.
Perché la Prefettura, sulla base del parere ministeriale, non parla di un Consiglio impossibilitato a riunirsi. Al contrario, individua nella permanenza in carica del vicepresidente vicario uno strumento per evitare un vuoto nell’attività dell’Aula.
La nota, però, contiene anche una precisazione istituzionale tutt’altro che secondaria: spetta al Consiglio comunale, nella sua autonomia e in quanto titolare della competenza a dettare le proprie regole, fornire l’interpretazione autentica delle norme del proprio Statuto e del proprio Regolamento. Una conferma, si direbbe, che la volontà del Consiglio (espressa e leggibile, in questo caso, nello Statuto ndr).
Insomma, la Prefettura chiarisce il perimetro dei poteri e indica una strada per garantire la continuità istituzionale, ma non si sostituisce al Consiglio nell’interpretazione autentica delle proprie norme.
Ed è su questo chiarimento che arriva la reazione del consigliere Dino Iannarilli, che legge nella nota una conferma della linea seguita dall’Amministrazione e dalla maggioranza. Si direbbe a ragione, poiché lo Statuto del Consiglio non è altro che la volontà del Consiglio.
Il clima politico, dunque, resta acceso. Ma almeno una cosa oggi appare più chiara: il Consiglio comunale può essere convocato e può continuare a funzionare nelle more della ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza.
la maggioranza può rivendicare di aver avuto ragione sulla continuità dell’azione consiliare, mentre l’opposizione può rivendicare di aver ottenuto un chiarimento formale su una questione che riteneva delicata.
Adesso, però, la responsabilità è di tutti: ricostituire l’Ufficio di Presidenza e riportare il confronto dal terreno delle polemiche a quello della politica. Almeno in quest’ultimo scorcio di consiliatura che la massima assise consiliafe potrebbe utilizzare per riappropriarsi, almeno un po’, del comportamento alto che l’attività di rappresentanza politica imporrebbe. Comportamento del quale, fin’ora, non si è vista traccia.



