Frosinone – Nuovo Presidente del Consiglio, salvezza o naufragio
Le dimissioni di Max Tagliaferri da presidente del Consiglio Comunale di Frosinone non sono certo un fulmine a ciel sereno. In primo luogo non sono un fulmine perché quelle dimissioni le ha ampiamente annunciate e poi non sarebbero mai potute essere a ciel sereno perché quello della massima assiste frusinate è un cielo denso di nubi minacciose da tanto tempo.
Queste dimissioni, però, possono scuotere in qualche modo la politica cittadina. Il problema alquanto ruvido, come è facile immaginare dati i complessi equilibri non solo tra ma nei gruppi consiliari. A presiedere la delicata seduta dell’assestemento di bilancio, per esempio, sarà il vice presidente del Consiglio Marco Ferrara. L’ambizione del vice presidente, come sussurrano da tempo le Voci dal Palazzo, sarebbe la più ovvia: diventare il Presidente. Ma nel caso del consigliere Ferrara la partita potrebbe essere assai ardua. Per esempio perché Fratelli d’Italia avrebbero qualche problemino ad appogiare il suo nome, visti i rapporti tutt’altro che tranquilli. Senza porre limiti di alcuni tipo poiché in politica può accadere di tutto, i conti della serva dicono che Ferrara potrebbe non farcela anche se riuscisse a convincere la galassia dei malpancisti (gli Anselmo boys and girls).
Cosa accadrebbe se il nome di Ferrara non dovese ottenere una maggioranza? Il pensiero di molti, considerata l’ipotesi, è andato alla figura autorevole di Domenico Marzi. Un ex sindaco che ha appoggiato ma che non è parte della maggioranza di centrodestra, che ha la statura per portare a termine il lavoro di questa travagliata consiliatura, per porre un limite alle intemperanze di un Consiglio Comunale composto in gran parte da guastatori. Marzi potrebbe mettere d’accordo molti consiglieri.
Tutto ciò se Marzi dovesse accettare di impelagarsi nel ginepraio che ben conosce. Cosa difficile.
L’altra possibilità è che ad esprimere il nome dei presidente sia Fratelli f’Italia. Sempre che questa possibilità non generi ulteriori spaccature all’interno del partito della Meloni, cosa finora sempre accaduta ogni volta che per FdI si è prospettata la possibilità di un nuovo incarico.
Tra le ipotesi una certezza: una maggioranza alla prova del nove ha nell’elezione del Presidente del Consiglio l’occasione di rinsaldarsi, oppure di naufragare.



