Frosinone – Per Mastrangeli il rendiconto e il racconto
Il rendiconto approvato come punto di forza, i numeri degli investimenti come rivendicazione politica: oltre 23 milioni di euro messi in campo e una linea chiara tracciata dall’amministrazione. Il sindaco Riccardo Mastrangeli, nelle sue dichiarazioni, parla di una città che “cresce e guarda al futuro con ambizione”, sottolineando la solidità dei conti e la capacità di programmare. Un messaggio netto, che punta a rafforzare l’immagine di un governo cittadino spesso traballante ma che si vuole rivendicare come operativo, capace di tradurre le scelte in risultati.
L’approvazione del rendiconto, com’è già storia, è arrivata con 16 voti favorevoli e 8 contrari. Un esito in fondo senza sorprese, che certifica una maggioranza che, nonostante tutto, è sempre in grado di reggere l’aula, pur in un contesto politico che resta mobile. In questo quadro si inseriscono anche i cambiamenti istituzionali: al posto di Max Tagliaferri è subentrata in Consiglio comunale la consigliera Veronica Pugliese, un elemento che, al contrario dell’ex presidente del Consiglio, non è ostica nei confronti di Mastrangeli.
A presiedere l’assise, come facente funzione, è stato il vicepresidente Marco Ferrara. Questi vorrebbe mantenere il ruolo nello scorcio di consiliatura. E’ solo una delle possibilità che saranno motivo di confronto, forse anche aspro, nei prossimi giorni.
Ma, accanto alla narrazione del risultato, resta il dato politico. E pesa.
Perché nel momento più importante dell’anno amministrativo – quello in cui si tirano le somme e si misura la coerenza tra promesse e azione – dai banchi dell’opposizione mancavano completamente il Partito Democratico e la Lista Marzi. Un’assenza totale che non può essere archiviata come un episodio secondario.
Il rendiconto, per sua natura, è il terreno dello scontro. È lì che si costruisce l’alternativa, che si mettono in discussione le priorità della maggioranza, che si prova a incrinare la narrazione del governo cittadino. Non esserci significa rinunciare a questo ruolo.
Per la Lista Marzi, il segnale si inserisce in una dinamica già vista: una posizione non sempre contrapposta al sindaco, fatta di aperture e distinguo. Per il Partito Democratico, invece, la scelta assume un peso diverso. Qui il tema è politico e strategico insieme: l’assenza rischia di apparire come il riflesso di una difficoltà più profonda, quella di costruire una linea chiara e riconoscibile. Oppure una tattica.
C’è chi legge questo silenzio come una mossa calcolata. In un contesto in cui gli equilibri sono fluidi e le geometrie variabili, evitare lo scontro diretto può significare non chiudere porte, mantenere margini, lasciare aperti scenari. Ma è una strategia che, nell’immediato, ha un effetto evidente: consegna alla maggioranza un passaggio politico fondamentale senza una vera battaglia.
E così Mastrangeli porta a casa non solo i numeri, ma anche il racconto: conti in ordine, investimenti rilevanti, una città proiettata in avanti. Dall’altra parte, invece, resta un vuoto. Che non è solo fisico, ma politico.
Perché in politica l’assenza, soprattutto nei momenti decisivi, non è mai neutra. È sempre una scelta. E, come tutte le scelte, prima o poi presenta il conto.



