Frosinone, presidenza del Consiglio: una corsa ad ostacoli che anticipa la sfida del 2027
Dal 30 maggio, giorno delle dimissioni ufficiali di Massimiliano Tagliaferri, la presidenza del Consiglio comunale di Frosinone è rimasta senza guida. Una vacanza istituzionale che, anziché risolversi rapidamente, ha finito per trasformarsi in un nuovo terreno di scontro politico all’interno di un quadro già segnato da equilibri fragili e tensioni crescenti.
Nelle ultime ore è arrivata l’accelerazione attesa: dieci consiglieri comunali, tra esponenti dell’opposizione e componenti della maggioranza ormai distanti dalla linea dell’amministrazione, hanno sottoscritto la richiesta di convocazione urgente dell’Aula per procedere all’elezione del nuovo presidente.
La mossa ha riacceso il dibattito politico cittadino, ma soprattutto ha riportato al centro una questione decisiva: i numeri. Per eleggere il successore di Tagliaferri servono infatti 17 voti, la maggioranza assoluta dei 33 componenti dell’assemblea, sindaco compreso. Un traguardo che, allo stato attuale, appare tutt’altro che scontato.
La maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli continua infatti a fare i conti con divisioni e malumori interni che rendono difficile qualsiasi previsione. Anche qualora dovesse convergere su un unico candidato, il voto segreto potrebbe riservare sorprese e mettere in evidenza ulteriori crepe nella coalizione.
Nemmeno il fronte formato da opposizioni e dissidenti dispone però della forza necessaria per imporre una propria soluzione. La compattezza mostrata nella richiesta di convocazione non si traduce automaticamente in una maggioranza politica capace di eleggere un presidente alternativo.
A confermare la complessità del momento sono anche alcune assenze significative tra i firmatari del documento. Tra queste spiccano quelle dell’ex sindaco Domenico Marzi, di Alessandra Mandarelli e di Carlo Gagliardi, elementi che testimoniano come anche nell’area delle minoranze permangano valutazioni e strategie differenti.
Dietro la partita istituzionale, tuttavia, molti intravedono un confronto ben più ampio. A poco più di un anno dalle elezioni comunali del 2027, il dialogo tra opposizioni e dissidenti viene osservato con crescente attenzione. C’è chi legge nell’asse dei dieci consiglieri il possibile embrione di un nuovo soggetto politico civico e trasversale, capace di inserirsi tra i due schieramenti tradizionali e modificare gli attuali equilibri cittadini.
Per il momento resta l’incognita del voto. Se nessuno dovesse raggiungere la soglia dei 17 consensi, il Consiglio comunale rischierebbe di entrare in una fase di stallo, con ripercussioni inevitabili sull’attività amministrativa e sui principali dossier aperti in città.
La scelta del nuovo presidente, dunque, non rappresenta soltanto un passaggio istituzionale. È il primo vero banco di prova dei rapporti di forza che stanno ridisegnando la geografia politica di Frosinone in vista delle sfide future.



