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Vittorio Sgarbi assolto per il ‘caso Manetti’, ma il danno d’immagine resta dopo un’accanita gogna mediatica. Chi pagherà adesso?

Il sindaco di Arpino, Vittorio Sgarbi, è stato assolto a Reggio Emilia, in abbreviato, dall’accusa di riciclaggio in relazione al caso del quadro di Rutilio Manetti ‘La cattura di San Pietro’. La sentenza del Tribunale di Reggio Emilia parla chiaro: al termine del rito abbreviato l’accusa di riciclaggio legata al dipinto è caduta, restituendo al critico d’arte la dignità legale e, soprattutto, professionale, politica e umana che gli era stata contestata. Tuttavia, se l’aula di tribunale ha emesso un verdetto di innocenza, quella della pubblica opinione – alimentata per mesi da una martellante “macchina del fango” – ha già inflitto una pena extragiudiziale difficilmente riparabile.

L’inchiesta, che ipotizzava il furto e la successiva contraffazione del quadro (con l’aggiunta di un dettaglio – una fiammella – per differenziarlo dall’originale denunciato), si è conclusa con una formula piena che scagiona completamente Sgarbi. Il rito abbreviato, scelto dalla difesa per accelerare i tempi e dimostrare l’infondatezza delle accuse, ha confermato la versione del critico: nessuna operazione illecita, nessun riciclaggio. Eppure, per arrivare a questo punto, Sgarbi ha dovuto attraversare un deserto di sospetti e accuse infamanti.

Per mesi, Vittorio Sgarbi è stato al centro di un tritacarne mediatico senza precedenti. Testate giornalistiche e trasmissioni televisive hanno costruito un processo parallelo, celebrato a colpi di titoli scandalistici e ricostruzioni parziali, ben prima che i giudici potessero analizzare le prove. Il “caso Manetti” è diventato l’arma perfetta per una gogna pubblica che mirava a colpire non solo il politico, ma l’autorità stessa dello studioso.

Il danno d’immagine subito è incalcolabile: innanzitutto, la delegittimazione professionale visto che il più noto critico d’arte italiano è stato definito come un “ricettatore”, mettendo in discussione decenni di carriera e competenza accademica; Inoltre, c’è da considerare l’impatto politico con le pressioni derivate dall’inchiesta che hanno avuto riflessi diretti sul suo ruolo istituzionale, costringendolo a difendersi quotidianamente da attacchi che esulavano dal merito tecnico del caso;

L’assoluzione di Reggio Emilia trasforma la vicenda in un caso di scuola sulla fragilità delle garanzie individuali di fronte al giustizialismo mediatico. Sgarbi ne esce pulito dal punto di vista penale, ma il prezzo pagato in termini di serenità personale e reputazione pubblica rimane altissimo.

Oggi, mentre il quadro di Rutilio Manetti torna idealmente alla sua legittima collocazione critica, resta aperta la questione su chi risarcirà Vittorio Sgarbi per i mesi trascorsi sotto il tiro incrociato di una narrazione che lo aveva già condannato prima del tempo. La giustizia è arrivata, ma la macchina del fango ha già completato il suo giro, lasciando sul campo un danno che nessuna sentenza, per quanto netta, potrà mai cancellare del tutto. “Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente”, hanno affermato il professor Alfonso Furgiuele e l’avvocato Giampaolo Cicconi, difensori di Vittorio Sgarbi dopo l’assoluzione.  

Danilo Del Greco

Giornalista dei quotidiani online LaProvinciaFrosinone.it e TuNews24.it e del settimanale cartaceo Tu News, iscritto all'Ordine dei Giornalisti Professionisti dal 1997, ha lavorato a lungo presso il quotidiano Ciociaria Oggi, sia nell'edizione cartacea che web. Altre esperienze nel settore televisivo, radiofonico e dei free press. Ha frequentato corsi di specializzazione a Rimini (Web Marketing festival) a Milano presso Il Fatto Quotidiano e a Roma con Salvatore Aranzulla.