Frosinone, il teatrino delle poltrone: le dimissioni “annunciate” di Tagliaferri e la politica del ricatto
Il Bastone di zio Peppino
C’è un logorante copione che la politica locale continua a recitare a beneficio di nessuno, se non dei propri figuranti. L’ultimo atto va in scena a Frosinone, firmato da Massimiliano Tagliaferri. Le sue dimissioni — rigorosamente “annunciate” e non ancora formalizzate — dalla presidenza del Consiglio comunale non sono il gesto nobile di chi prende le distanze da un progetto in cui non crede più. Sono, molto più banalmente, l’ennesima mossa di una recita a soggetto che ha stancato i cittadini.
In politica esiste una regola aurea: se ci si vuole dimettere per dignità o dissenso insanabile, si scrive una lettera, la si firma e si lascia la poltrona. Fine. Quando invece le dimissioni vengono prima sbandierate ai quattro venti, usate come titolo di giornale e lasciate fluttuare nell’aria come una minaccia, il retroscena cambia radicalmente. Non siamo di fronte a una crisi di coscienza, ma a una strategia di pressione.
Il messaggio subliminale, ma non troppo, inviato al sindaco Mastrangeli e alla maggioranza è fin troppo chiaro: “Prendetemi sul serio, o apro la crisi”.
Questo atteggiamento da “dentro o fuori”, che gioca costantemente sul filo del rasoio della tenuta amministrativa, è la cifra di un modo di fare politica che antepone i pesi specifici dei singoli correntoni al bene comune. Frosinone ha bisogno di un Consiglio comunale che lavori a pieno ritmo, di delibere, di risposte su urbanistica, manutenzione e servizi. Non ha tempo da perdere dietro ai mal di pancia tattici di chi usa la seconda carica più importante del Comune come fiche da gioco sul tavolo delle trattative interne.
Se Tagliaferri ritiene davvero che l’azione amministrativa sia giunta a un punto di non ritorno, abbia il coraggio della coerenza: si dimetta subito, senza attendere i tempi supplementari di un logorante mercato politico. Se invece l’obiettivo è solo quello di alzare la voce per contarsi o per ottenere garanzie future, sappia che lo spettacolo ha ormai perso spettatori.
La città è stanca dei finti strappi che si ricompongono al primo vertice di maggioranza. Chi ricopre ruoli istituzionali così alti dovrebbe garantire stabilità, non trasformarsi nel detonatore di tensioni perenni. È l’ora di smetterla con la politica degli annunci e dei ricatti velati: o si governa, o si va a casa. I cittadini meritano chiarezza, non l’ennesima puntata di una telenovela poltronesca di cui tutti conoscono già il finale.



