Consiglio comunale: quando i numeri evidenti non bastano, qualcuno prova a riscrivere la realtà
Nel racconto che segue la seduta del consiglio comunale di ieri si assiste a un esercizio ormai fin troppo noto: trasformare un dato politico semplice in una narrazione utile, a prescindere dai fatti.
I numeri, però, restano testardi. Su dodici punti all’ordine del giorno, undici sono stati approvati. Uno solo non ha trovato l’ok dell’aula, ovvero il riconoscimento di un debito fuori bilancio di oltre 500 mila euro per una parcella da 6mila euro ad un avvocato. Eppure, da questo singolo voto si tenta di costruire l’idea di una maggioranza in crisi, quasi sull’orlo dello sgretolamento. Di certo qualche problema c’è. E va affrontato. Ma il resto appare cone un’operazione comunicativa politica che forza la realtà: non conta più ciò che viene deliberato, ma come si tenta di interpretarlo. E soprattutto da chi.
Ma ridurre una seduta consiliare a un’unica votazione non approvata significa ignorare – o fingere di ignorare – il quadro complessivo. Una maggioranza, se pur a ranghi ridotti, che porta a casa undici delibere su dodici difficilmente può essere descritta come “inesistente” o politicamente collassata, se non al prezzo di una evidente forzatura.
Il punto, in realtà, non è il voto in sé. È la necessità di trasformare ogni scarto, ogni differenza, ogni fisiologica dialettica interna in un segnale di cedimento strutturale. Una lettura utile alla propaganda, meno alla comprensione dei fatti.
Resta allora la domanda di fondo: si sta raccontando ciò che è accaduto in aula o ciò che si vorrebbe far credere sia accaduto?
Perché tra la realtà di un consiglio comunale che approva la quasi totalità dei provvedimenti e la narrazione di una maggioranza “non più esistente” per una sola delibera non approvata, non trova riscontri oggettivi. Quel che emerge è un modo logico evidente per ingannare l’opinione pubblica.



