Asse della droga tra Sora, Napoli e L’Aquila: 12 arresti della Squadra Mobile dopo la decisione della Cassazione
Si sono aperte le porte del carcere per 12 persone, vertici e affiliati di un’organizzazione criminale che per anni ha dominato il traffico di droga, il riciclaggio e le estorsioni tra il Lazio, la Campania e l’Abruzzo. La Polizia di Stato ha infatti dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma. Il provvedimento è scattato immediatamente dopo il rigetto del ricorso da parte della IV Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, che ha reso definitive le condanne.
L’atto finale dell’indagine ha visto un dispiegamento di forze in diverse province. Cinque ordinanze sono state eseguite direttamente a Sora dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Frosinone. Altri cinque arresti sono scattati a Napoli, L’Aquila, Lanciano e Campobasso, grazie alla collaborazione delle Squadre Mobili locali, del Commissariato di pubblica sicurezza e dell’Arma dei Carabinieri. Gli ultimi due condannati si sono invece costituiti spontaneamente presentandosi in carcere.
L’arresto dei 12 soggetti rappresenta l’epilogo della maxi-operazione denominata “Requiem-ultimatum al crimine”, avviata nel lontano 2018. L’inchiesta, condotta in sinergia dalla Squadra Mobile di Frosinone e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, aveva già portato in passato all’arresto di 25 persone e al sequestro di oltre 25 chili di stupefacenti tra cocaina, hashish ed eroina.
Il cuore pulsante degli affari illeciti ruotava attorno a un’agenzia di pompe funebri del territorio. L’attività commerciale veniva utilizzata dal sodalizio criminale come una vera e propria lavatrice per ripulire il denaro sporco accumulato con lo spaccio e le estorsioni. Tutto era iniziato nel 2018 con i primi sequestri di droga e i primi arresti a Sora. Gli investigatori hanno capito subito che non si trattava di semplici spacciatori isolati, ma di una rete mafiosa ben strutturata e collegata ai clan campani.
L’organizzazione aveva esteso la propria egemonia criminale sulle aree del sorano, del cassinate e fino alla provincia de L’Aquila. Il business era diventato così imponente da provocare una violenta faida interna. Il gruppo si era infatti spaccato in due fazioni in cruenta contrapposizione per il monopolio del territorio: da un lato l’ala comune, dall’altro il sottogruppo legato a doppio filo al mondo delle onoranze funebri. Con la sentenza della Cassazione e gli arresti delle scorse ore, la parola “fine” su questa pagina criminale è stata scritta in modo definitivo.



